La NATO festeggia i 70 anni del suo College al centro delle crisi del gas e migranti

Generale Giuseppe Morabito – Membro del Direttorio della NATO Defence College Foundation. Questa settimana il Segretario Generale della NATO Stoltenberg è stato a Roma  per festeggiare i 70 anni dalla fondazione del NATO Defence College.

Il motto del College è “unitatem alentes” (promuovere l’unità) ed indica quale sia il compito dell’unica struttura accademica e centro di educazione di assoluta eccellenza per le migliori figure professionali della NATO: promuovere una mentalità e una cultura veramente transatlantiche contribuendo a creare l’importantissima “interoperabilità umana”.

Nel suo discorso nella Capitale Stoltenberg ha sottolineato come “Russia e Cina stanno attuando un’azione autoritaria contro l’ordine internazionale che si basa sulle regole” e che: “Il terrorismo brutale persiste, altre minacce stanno trasformando la nostra sicurezza (attacchi informatici e tecnologie dirompenti) senza dimenticare la sfida del cambiamento climatico”.

Ha aggiunto che: “Queste sono sfide diverse, minacce diverse che hanno una cosa in comune che è la necessità per l’Europa e il Nord America di stare insieme”.

Ad oggi, quasi tutti gli alleati della NATO hanno aumentato le spese per la difesa e potenziato la prontezza delle proprie  forze di difesa anche contro gli attacchi informatici e ibridi. Al loro vertice di giugno, i leader della NATO hanno deciso di fare ancora di più insieme attraverso il programma NATO 2030. Si tratta di un’agenda ambiziosa per la sicurezza futura che si propone sia di  aumentare la prontezza militare sia di affinare il vantaggio tecnologico dell’ Occidente democratico.

Infatti, è palese come la NATO si stia impegnando per difendere l’ordine internazionale basato sulle regole approfondendo la cooperazione con paesi e organizzazioni che la pensano allo stesso modo in tutto il mondo e, per la prima volta, cercherà di mettere il cambiamento climatico al centro dell’agenda stessa.

Guardando a ponente dell’ Alleanza rimangono comunque alcuni dubbi soprattutto su quale siano i contorni della crisi nell’Europa dell’Est, e soprattutto cosa farà Mosca rispetto alle crisi con  l’Ucraina  e in Bielorussia.

Inoltre, si ragiona su quali saranno le conseguenze della decisione tedesca di sospendere  la costruzione /utilizzazione del gasdotto Nordstream 2 (che forse segna l’inizio della fine della dipendenza energetica dell’Europa dalla Russia).

La decisione tedesca di “sospendere” il gasdotto Nordstream 2 potrebbe essere solo la prima vera prova che Berlino sta agendo strategicamente come paese “traino” dell’UE (non è mai troppo tardi). Gli europei hanno urgente bisogno di riconsiderare qualsiasi politica che aumenti la dipendenza energetica dell’Europa dalla Russia, anche se ciò significa mancare gli obiettivi di emissione di carbonio.

A parte gli “ambientalisti ad ogni costo dell’ ultima ora” molti qualificati analisti geopolitici sono convinti che sarebbe un suicidio europeo mettere a rischio la propria libertà semplicemente per raggiungere gli obiettivi sul cambiamento climatico, per quanto importanti essi siano.

Il presidente Putin userà sempre il potere che gli viene dato dall’Europa contro l’Europa stessa. Il grande obiettivo strategico del Cremlino è quello di costringere gran parte dell’Europa orientale, compresi gli Stati baltici, a entrare in una nuova sfera di influenza russa. Ecco perché migliaia di migranti vengono usati come pedine umane e costretti verso il confine bielorusso con Polonia, Lituania e Lettonia.

In aggiunta, la Bielorussia minaccia di interrompere le forniture di gas a gran parte dell’Europa orientale, i bombardieri nucleari russi volano lungo il Mare del Nord nel Canale della Manica e un test antisatellite russo (ASAT) avrebbe sparso detriti sulla traiettoria orbitale percorsa della Stazione Spaziale Internazionale (ISS) mentre circa 90.000 truppe delle unità militari più esperte della Russia si radunano ai confini orientali e settentrionali dell’Ucraina.

Questa è la dottrina con cui Mosca applica simultaneamente “l’inganno” e “la disinformazione” insieme alle cosiddette “misure attive” per mantenere un’Europa profondamente disunita e debole, politicamente e militarmente sbilanciata. L’obiettivo immediato è impedire all’Ucraina di attraversare la “linea rossa”, tracciata dalla Russia, entrando formalmente nella NATO.

Questo era lo scopo per cui nel settembre 2021 il Presidente Putin negava che l’Ucraina fosse mai stata uno stato indipendente e fosse quindi parte integrante della Russia (molto simile a quanto la Cina Popolare “dichiara” minacciando l’integrità della democratica Taiwan).

E comunque, anche se il Presidente Biden ha recentemente dichiarato al Presidente Zelensky che l’adesione alla NATO è molto lontana, l’eventuale integrazione dell’Ucraina nell’Europa libera dovrebbe essere ora essere un obiettivo strategico e condiviso dagli Alleati.

Forse Mosca si vede già in conflitto con l’Occidente e la sua modalità di azione  prescelta è la disinformazione. È una strategia che combina la disinformazione, la destabilizzazione e l’inganno e che è condotta dai vertici dello stato russo per mezzo di numerosi “messaggi” supportati  dalla minaccia dell’’uso della forza.

Con l’arrivo dell’inverno e il freddo in Occidente, Mosca potrebbe pensare che non avrà mai un’opportunità migliore per sfruttare la dipendenza energetica. In effetti , c’è  fondata preoccupazione per la minaccia  della Russia, e la sua alleata Bielorussia di tagliere le forniture di gas a gran parte dell’Europa.

Gli ultimi tentativi di Mosca di mettere pressione alla Commissione europea, al fine di far approvare il Nordstream 2 aumentando i prezzi del gas sul mercato, hanno dimostrato che la Russia non sarà mai un partner energetico affidabile. Se Berlino tornerà a fare si che la Germania debba fare ancora più affidamento sul gas russo (potrebbe ancora farlo) legherebbe non solo Berlino a Mosca ma anche gran parte del resto d’Europa.

In queste ore parrebbe sempre più difficile per la Comunità Europea utilizzare il suo potere diplomatico ed economico per fare pressione sul Cremlino per impedire alla Bielorussia di trasformare i migranti disperati in pedine e che la Russia possa essere dissuasa dagli europei dal perseguire le sue più grandi ambizioni.

Quindi, invece di concentrarsi sulla Bielorussia, l’UE dovrebbe dirigere la sua azione verso Mosca ed evitare di criticare i polacchi per come stanno affrontando una situazione per loro complicata, molto simile ma minore nei numeri, a quella dell’Italia nel Canale di Sicilia (ma non se ne parla…).

La minaccia di sanzioni dell’UE, anche sulle compagnie aeree che trasportano migranti a Minsk, è benvenuta, ma per certi aspetti aiuta la causa russa creando ancora più tensione con la Turchia (che continua il suo “gioco di interessi al di fuori delle regole di correttezza internazionale” forte della sua posizione di membro dell’Alleanza Atlantica fino al punto  di utilizzare la compagnia di bandiera per  trasportare i migranti siriani in Bielorussia).

Allargando lo sguardo alla mappa dell’area ci si domanda se il presidente Putin , a questo punto, invaderà l’Ucraina? Naturalmente Mosca nega di avere intenzione di attaccare l’Ucraina sapendo che la minaccia della forza potrebbe essere sufficiente per costringere Kiev, profondamente incerta sulla reale forza del sostegno dei suoi “partner” europei, a desistere da ogni “sogno NATO”. Nonostante questo, Mosca, negli ultimi mesi, ha aumentato la presenza militare russa intorno ai confini orientali e settentrionali dell’Ucraina.

Comunque, la decisione sul Nordstream 2 potrebbe essere il primo segnale che l’Europa è pronta ad alzare la posta anche se la evidente dipendenza energetica dell’Europa dalla Russia sta portando Mosca a credere di avere gli europei “in crisi” per disaccoppiare potenzialmente gli Stati Uniti dai suoi alleati europei.

Concludendo e tornando al College della NATO, ricordo che furono la lungimiranza e la visione strategica del Generale Eisenhower, ad assegnare a questo istituto, dopo la Seconda Guerra Mondiale, il compito di preparare le leadership civili e militari dell’Alleanza.

Da quando è stato fondato il College ha fornito un contributo essenziale nel formare le generazioni di funzionari e dirigenti dei paesi membri, il cui capitale umano è una delle risorse per mantenere la NATO vitale, adatta ai tempi e ai mutevoli scenari nel contesto della  sicurezza.

Quanto precede nella considerazione che Eisenhower diceva che : “Avremo la pace anche se dovremo combattere per averla”... vedremo in futuro il “come” si dovrà combattere per la pace.

(immagine “Difesaonline.it”)

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